Sinfonia per un'arancina

Palermo+Santa Lucia= arancine! Mentre in varie parti del mondo la Santa Vergine siracusana rappresenta la luce e il suo trionfo sulle tenebre, nella mia città – con tutto rispetto – il bagliore che adoriamo è tutt’altro… la doratura perfetta e croccante di una superba arancina! In casa, per strada, che sia “a carne” o “a burro” o in uno qualsiasi dei gusti di moderna invenzione, l’arancina domina nei pensieri e nelle azioni dei Palermitani in questo giorno. Oggi piove e tira forte vento, motivo in più per tuffarsi nella calda fragranza della bionda palla di riso.

Non mi soffermerò sull’annosa polemica fra i Palermitani e i cugini catanesi rispetto al genere dell’Arancina (che nell’Oriente siculo è “Arancino”). E non cercherò nuove sperimentazioni improbabili. Mentre scrivo, assaggio una arancinetta dolce e ancora di più mi persuado che un’arancina val bene una sinfonia. Per farla breve, di cosa credete che parli il mio odierno articolo su .ItPalermo? Come dite? Sì, gridatelo più forte: arancine!

Arancine a Palermo per Santa Lucia
Arancine “casalinghe” in attesa di frittura ©Patrizia Grotta

<<Aguzzando l’orecchio per le strade, attraverso gli usci di casa, in prossimità delle fermate dei mezzi pubblici, lo senti. Qualcuno ci segnala casi pure sui pullman da e per Palermo. Da giorni, ormai, l’argomento è quello. Dapprima sussurrato quasi in clandestinità, per non sembrare esageratamente precoci. Poi arriva dicembre, l’Immacolata, e allora non parlarne appare persino sacrilego! Sì, perché non c’è Palermitano vero e degno della residenza che non volga i pensieri verso loro, quando il richiamo di Santa Lucia si avvicinaE loro, le Arancine, non tradiscono mai le aspettative. Così oggi tocca a noi rendergli appassionato omaggio.

La dieta di Santa Lucia

Partiamo dall’universalmente noto: i Palermitani, per Santa Lucia, mangiano arancine perché fanno digiuno. Ce lo dice un ragazzino di nove anni – fra le strade del Capo – col sorriso sornione di chi tanto già sa. La tradizione racconta che tanto tempo fa – nel 1646 – una terribile carestia affliggeva la nostra città. Disperati, i nostri concittadini cercavano un Santo cui votarsi. All’appello rispose la bella Lucia, proprio il 13 dicembre. Amorevole, fece giungere in città una nave colma di grano. I nostri avi, che non ci vedevano più dalla fame, figuriamoci se aspettavano di farne farina! Lo mangiarono così com’era, bollendolo e insaporendolo con olio. A pancia piena, consapevolizzarono il miracolo compiuto dalla Santa e solennemente giurarono che, per devozione, ogni anno in quel giorno, avrebbero digiunato. Più o meno. Patita la fame, non vedi di buon occhio il digiuno. Allora si ratificò che digiuno sì, ma solo da pane e pasta.>>

Se la fame non vi ha ancora scollato dallo schermo, continuate a leggere!

E buone arancine a tutti!

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